28 febbraio 2017 Dava

Perdite d’acqua in condominio: chi paga?

Abito in un condominio di 6 appartamenti, con un contatore generale dell’acqua in comune e dei sottocontatori in ogni singolo appartamento. I metri cubi di dispersione come vengono ripartiti?

Perdita d'acqua in condominio

Con riferimento alla generale tematica dei criteri da utilizzarsi per la ripartizione dei consumi d’acqua in ambito condominiale, la Corte di cassazione ha chiarito che le spese relative al consumo dell’acqua devono essere ripartite in base all’effettivo consumo se questo è rilevabile oggettivamente con strumentazioni tecniche. La strumentazione tecnica cui si fa riferimento è il cosiddetto contatore di sottrazione (comunemente definito contatore individuale). Infatti, l’installazione in ogni singola unità immobiliare di un apposito contatore consente, da un lato, di utilizzare la lettura di esso come base certa per l’addebito dei costi, salvo il ricorso ai millesimi di proprietà per il consumo dell’acqua che serve per le parti comuni dell’edificio. Quindi:

  • i consumi individuali (necessari per le esigenze delle singole proprietà esclusive) sono addebitati al singolo condomino a cui sono riferibili attraverso il calcolo effettuato grazie al contatore di sottrazione,
  • i consumi di acqua necessari per i beni comuni (ad esempio, per innaffiare il giardino comune), saranno ripartiti in base ai millesimi.

Nella diversa ipotesi in cui il condominio non sia dotato di contatori di sottrazione individuali, la Suprema Corte stabilisce che il sistema dell’articolo 1123 del codice civile non ammette che, salvo diversa convenzione tra le parti, il costo relativo all’erogazione dell’acqua, con una delibera assunta a maggioranza, sia suddiviso in base al numero di persone che abitano stabilmente nel condominio e che resti di conseguenza esente dalla partecipazione alla spesa il singolo condomino il cui appartamento sia rimasto disabitato nel corso dell’anno. Tale disposizione, infatti, detta un criterio per le spese di tutti i beni e servizi di cui i condomini godono indistintamente, basato su una corrispondenza proporzionale tra l’onere contributivo ed il valore della proprietà di cui ciascuno condomino è titolare. In parole povere, in mancanza di contatori di sottrazione, il consumo di acqua si ripartisce in base ai millesimi di proprietà (criterio, questo, applicabile e da applicarsi – come si dirà tra poco – anche ai consumi dovuti a dispersione per i quali pure, in un certo qual modo, “manca” la possibilità di ripartizione in base ai consumi effettivi almeno fino a che non si dimostri che l’origine di essi è in un tratto di tubatura di proprietà individuale).

Fatta questa premessa relativa ai consumi di acqua “ordinari”, nel caso di dispersione, cioè a dire di perdite e, quindi, di consumi involontari di acqua, il corretto criterio di ripartizione dei relativi costi presuppone che sia individuata l’origine di tale dispersione. Se la dispersione proviene da tubature nella parte in cui le stesse sono di proprietà esclusiva dei singoli condomini (e cioè dalla diramazione delle colonne montanti fino ai punti di distribuzione all’interno delle proprietà esclusive), allora gli importi relativi alle dispersioni aventi origine da tali tratti di tubatura devono essere addebitate esclusivamente al condomino o ai condomini dalle cui tubature ha, appunto, origine la dispersione. Se, al contrario, le dispersioni hanno origine da punti delle tubature che risultano essere collocati ai tratti di esse di proprietà condominiale, allora la relativa spesa dovrà essere ripartita, salvo diverso accordo da adottarsi all’unanimità, sulla base dei millesimi di proprietà .

 

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Angelo Forte su laleggepertutti.it

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